Walter Leslie Jagger

Il racconto di Walter Leslie Jagger

Intervista a cura di Mario Setta

Walter Leslie Jagger, nato nel Surrey, in Inghilterra, il 28 gennaio 1917, è tornato anche quest’anno a Castelvecchio Subequo, in casa Salutari. Come allora, nel 1943-44, quando, fuggiasco sulle montagne del Sirente, cercava un posto in cui nascondersi e dove trovare qualcuno che potesse dargli un po’ di pane. Fu Giovanni Salutari, allora dodicenne, a portare in casa dei genitori due ex-prigionieri fuggiaschi: William Pusey e Leslie Jagger.
« Eravamo saltati giù dal treno, nei pressi di Collarmele, – racconta in un italiano un po’ stentato ma comprensibile, il vecchio Leslie – dove il treno procedeva a passo d’uomo. Sapevamo che il macchinista, un italiano, rallentava appositamente per favorire la fuga dei prigionieri. Era di notte. Provenivamo dal Campo 21 di Chieti, trasferiti al Campo 78 di Sulmona e di qui a Roma e in Germania. Non appena il treno si allontanò, ci nascondemmo sulle montagne. Il giorno dopo ci mettemmo in cerca di cibo ». La famiglia Salutari abitava a Forca Caruso. Poche casette vicino al valico tra la Valle subequana e la Marsica. Una famiglia, composta dai genitori e da sei figli. Iolanda, diciassette anni, si incaricava di portare il cibo ai due inglesi fuggiaschi, nascosti in una grotta.
« Un pomeriggio – ricorda Leslie – io e William ammiravamo la Maiella illuminata dal sole rosso del tramonto. William mi dice: “E’ la porta della libertà”. Io avevo deciso di partire. Si sapeva che era possibile attraversare la Maiella, da Sulmona alle linee alleate. Ma William era titubante e mi confessò: “Leslie, io non vengo. Mi sono innamorato di Iolanda”. “Ma io vado”, gli rispondo. Era il mese di gennaio del 1944. C’era tanta neve. Non abitavamo più nella grotta, ma in casa, nel pagliaio. Eravamo consapevoli che l’ospitalità era un grave pericolo per loro. Rischiavano la fucilazione ».
Jagger parte verso la fine di gennaio 1944. Era sposato e cercava di ricongiungersi con la moglie, in Inghilterra. Si incammina verso Sulmona, Campo di Giove, Guado di Coccia, Palena, dove si trovavano ancora i tedeschi.
« Vengo catturato, spogliato di scarpe e cinture in modo da non poter scappare. Da lì ricondotto al campo 78 di Fonte d’Amore. E poi, in Germania, in un campo di concentramento, a Rothenburg, dove sono rimasto fino alla fine della guerra ».
William Pusey rimane, invece, presso la famiglia Salutari. Nel giugno 1944, William annunciò da un balcone alla gente di Castelvecchio che era innamorato di Iolanda e che l’avrebbe sposata. Infatti il 25 giugno 1944 fu celebrato il matrimonio, nella parrocchia di Castelvecchio Subequo. William e Iolanda si sistemarono a Southampton, dando alla luce tre figlie. Iolanda è deceduta nel 1972, in Inghilterra, dove si trova la sua tomba. William muore, nel 1983. Ma prima di morire, quali ultime volontà, chiede che il suo corpo venga cremato e le ceneri divise: metà deposte accanto alla tomba della moglie Iolanda, in Inghilterra, e l’altra metà da spargersi sulle montagne del Sirente, nei pressi di Castelvecchio Subequo, dove aveva trovato l’ Amore e trascorso il più bel periodo della sua vita. Le figlie, venute in Italia dopo la morte del padre, hanno eseguito le sue volontà