Mario Setta (2002)

Il sentiero della libertà

Si è conclusa domenica 26 maggio la seconda edizione de “Il Sentiero della Libertà”, la marcia che da Sulmona, attraversando il Guado di Coccia, ha raggiunto Taranta Peligna ed è terminata a Casoli. Una manifestazione che l’anno scorso è stata inaugurata dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.
Anche per sottolinearne la valenza storica, dal momento che il percorso proposto era quello dei tanti uomini e donne che, negli anni della seconda guerra mondiale, quando l’Abruzzo divenne linea di confine e angolo di speranza, fuggivano per u8nirsi alle truppe alleate. […]
Quest’anno i partecipanti sono stati circa cinquecento, nella stragrande maggioranza giovani provenienti da varie parti d’Italia e d’Europa. In linea con l’obiettivo dell’iniziativa: ricordare e riflettere sul passato per non essere condannati a ripeterlo, rievocare la memoria storica di quei tragici eventi, con l’impegno di operare per la costruzione di un mondo fondato sui valori della libertà, della solidarietà e della pace. Per questo “Il sentiero della libertà” si presenta come metafora del cammino dell’uomo verso la liberazione da ogni forma di schiavitù passata e presente. Un cammino verso la conquista della vera libertà che abita sulle vette e che non è certamente imprigionabile entro le mura di una “casa”.
Libertà che va conquistata a fatica, spesso con grandi sacrifici e, talvolta, persino col martirio. Libertà che va tutelata giorno per giorno, come ha ricordato Giovanni Bachelet, figlio di Vittorio, assassinato nel 1980 dalle Brigate Rosse. Uno dei pochi casi, se non l’unico, in cui un figlio ha dichiarato pubblicamente, davanti al feretro del padre, di perdonare gli assassini. Giovanni, con tutta la famiglia ha partecipato con entusiasmo alla marcia dei tre giorni, ritenendola una “magnifica esperienza”. Nello spirito internazionalista e universale della manifestazione, la novità più sconvolgente e forse più difficile da essere compresa, è stata la presenza d’una rappresentanza tedesca. Bertram Fleck, Landrat di Rheinhuusrüch, camminando con le figlie per i tre giorni della traversata, ha voluto sottolineare quanto sia importante, per i giovani, apprendere la loezione della storia, superando antiche barriere e considerano il mondo come casa comune.
E’ la filosofia dell’iniziativa: cittadini di diverse lingue, diverse culture, diverse nazionalità, uniti in un cammino di conoscenza reciproca, per ricomporre un ordine sociale, fondato sui valori della solidarietà, della riconciliazione, della pace.
Senza cadere nel facile e comodo “revisionismo”, secondo cui colpe e responsabilità vengono cancellate con la spugna: i morti della repubblica sociale e gli assassinati dai nazi-fascisti in un unico cocktail. Perché le morti non sono tutte uguali: la morte di Cristo in croce non è uguale a quella dei due ladroni che stavano accanto a lui. La line di demarcazione sta nella presa di coscienza degli errori storici, perché non vengano ripetuti. Sappiamo che non tutto il popolo tedesco seguì Hitler, come non tutto il popolo italiano seguì Mussolini. Fortunatamente spesso la salvezza arriva dai pochi. Anche oggi risultano significative ed illuminanti le parole riferite da Sandro Pertini e pronunciate da Leone Ginzburg, ebreo, confinato perché antifascista a Zizzoli, in Abruzzo, ucciso dai nazisti a regina Coeli, nel febbraio 1944: “Non bisognerà in avvenire avere odio per i tedeschi”.
“Il Sentiero della Libertà” è un’occasione per ricordare il passato, con l’occhio rivolto al futuro. Un sogno da coltivare.