Ezio Pelino (2004)

Una stella sulla Majella, oggi come ieri.

“Una stella sulla Majella”, così Radio Londra – la radio che si ascoltava clandestinamente, la sera con il coprifuoco, a basso volume, per eludere il controllo ottuso delle ronde fasciste – annunciò in codice, gracchiando, l’esito positivo della traversata della montagna abruzzese da parte del gruppo di una sessantina di persone, fra cui l’allora sottotenente Ciampi. Li conduceva Alberto Pietrorazio, un oscuro popolano sulmonese improvvisatosi, come altri, guida del sentiero appenninico verso Casoli, sede del comando alleato. Si lasciavano alle spalle le terre insanguinate dalle stragi di Pietransieri, delle Fosse Ardeatine… e andavano a costruire il futuro democratico del Paese. Arrivarono in cinquanta. Degli altri non se n’è saputo più niente , dispersi nella tormenta di quel freddissimo e nevoso inverno di guerra.
Dal 30 aprile al 2 maggio 2004, seicento persone di tutte le età, non solamente giovani, ripercorreranno quel sentiero. A ricordo. A ricordo che queste montagne, compagne del cielo e amiche del silenzio, furono spettatrici della più brutale bestialità umana. A ricordo che la libertà e la giustizia non sono date una volta per sempre. Ma sono costantemente minacciate. Soprattutto dall’indifferenza. Che nasce dall’ignoranza, dal primato del consumismo sui valori culturali e spirituali, dalla manipolazione e dall’ottundimento mediatico che veicola paradisi di sesso, moda, successo, eterna plastificata giovinezza.

Una stella sulla Majella: ieri come oggi. Per la libertà. Anche di informazione.